Comune di Taggia

IL PERCORSO

Il Cammino del Ghiaccio, recentemente ripulito e dotato di segnaletica, era un’antica mulattiera che permetteva agli abitanti di Taggia e dei dintorni di raggiungere le Neviere, costruzioni in pietra in cui potersi rifornire di ghiaccio durante le calde estati. 

L’inizio del Cammino si trova nella parte alta di Taggia, in piazza Santa Lucia. Prima di partire si consiglia di rifornirsi d’acqua poiché non si incontreranno fonti per tutto il primo tratto di percorso. Allontanandosi dal centro abitato, verso l’Autostrada, arrivati all’altezza del cavalcavia, si raggiungono una serie di tornanti in salita, che bisogna percorrere senza imboccare le stradine laterali. Giunti alla fine del quarto tornante il bivio va imboccato a destra, come da segnalazione, e si deve proseguire per un altro centinaio di metri. 

Dopo aver oltrepassato un ulteriore bivio sulla sinistra, si incontra il cartello che segnala l’inizio della mulattiera. Lasciata quindi la strada asfaltata inizia la salita in mezzo a fasce coltivate a ulivi. L’acciottolato che si percorre, molto ben conservato nel primo tratto, è lo stesso che veniva calpestato in passato da uomini e animali. Dopo un tratto abbastanza ripido, in una decina di minuti, si raggiunge la zona detta “Fornace”, sulla cima della collina, chiamata così poiché in passato vi era una fornace da calce, materiale da costruzione che veniva prodotto fondendo la pietra calcarea. 

Sulla destra sarà visibile il cartello segnaletico che indica la strada giusta da seguire. Il sentiero serpeggia tra campagne coltivate e, dopo un breve tratto, voltandosi indietro, si inizieranno a vedere scorci incredibili di mare e tutto il profilo di Taggia e Arma. 

Al bivio successivo, opportunamente segnalato, mancheranno circa trenta minuti per raggiungere Beuzi. Qualora si volesse invece andare direttamente all’Albareo, sulla destra si potrà percorrere una mulattiera comunale per una quarantina di minuti circa. 

Preso il sentiero a sinistra, come da segnalazione, dopo un breve tratto, si passerà attraverso una parte di collina franata nel 1998: si consiglia particolare prudenza. Questa regione, denominata “Pinea”, comprende, oltre alla parte di collina che franò nel ‘98, tutto il tragitto fino al vallone successivo. In questa zona di particolare interesse è la vegetazione che costeggia il sentiero: trionfano piante di rosmarino, dall’inebriante profumo, timo, ginestra selvatica, corbezzoli, mirto e assenzio. 

Il sentiero prosegue su un falsopiano che attraversa fasce e uliveti e conduce al vallone che fa da spartiacque tra la zona “Pinea” e la zona “Canelli”.A causa del crollo di un muro a secco un breve tratto di sentiero potrebbe essere difficile da percorrere. Ripreso il percorso in mezzo agli ulivi, con suggestivi scorci sul mare e su Arma di Taggia, si intravede di fronte a chi cammina la zona della Villetta di Beuzi, una delle tappe intermedie che bisogna raggiungere. 

Il cammino conduce a un secondo vallone in cui, dopo aver attraversato un ponticello in cemento, finisce il tratto di sentiero in terra battuta che viene rimpiazzato da fondo asfaltato: si raggiungono le prime abitazioni della frazione Beuzi. Dopo una ripida rampa in salita bisogna imboccare il sentiero che costeggia le costruzioni di recente ristrutturazione.  Il breve tratto, alquanto ripido, conduce in cima alla colla di Beuzi, da dove bisognerà proseguire, sulla destra, oltrepassando una sbarra metallica (la seconda da sinistra). Il successivo tratto di percorso è percorribile unicamente a piedi, non in bici o a cavallo. 

Per circa un km il sentiero in terra battuta prosegue in piano, mostrando dalla parte opposta della vallata il paese di Ceriana e i suoi dintorni. Si incontreranno sul percorso lecci e piante di radica. Giunti al termine di questo tratto di percorso (non vanno imboccati i sentieri laterali che tagliano quello principale perpendicolarmente), e superata una seconda sbarra metallica, ci si trova in uno spiazzo da cui si dipanano numerose strade, è l’Albareo. Sarà possibile rifornirsi di acqua potabile da una fonte ben visibile sulla sinistra (per tutto il tratto successivo non si incontreranno più fontane quindi è vivamente consigliato riempire le bottiglie o le borracce).

Dall’Albareo sono possibili due alternative: si può scendere, per una decina di minuti, sulla destra, percorrendo il tratto di strada, 

fino a raggiungere l’indicazione per la Neviera Albareo, la più piccola delle due, ma non per questo meno bella. In un’altra decina di minuti, ripercorrendo lo stesso tratto di strada, si farà ritorno allo spiazzo, l’Albareo, da cui si potrà riprendere il percorso che conduce alla Neviera grande. In alternativa si può proseguire direttamente in direzione della Neviera Grande.

Il cammino riprende per un lungo tratto su uno stradone che conduce al complesso di Santa Maria Maddalena del Bosco, la salita non è ripidissima ma è sostenuta: sulla destra si presenterà un bellissimo panorama. Dall’alto si scorge inoltre la località di Maberga raggiungibile imboccando il sentiero segnalato in località Albareo. Lo stradone prosegue quindi su un falsopiano, in cui si incontreranno castagneti e arbusti di vario genere, per poi ridiventare salita sostenuta. Raggiunta la località di Santa Rita, si consiglia una breve pausa alla fresca ombra del pergolato, davanti all’edicola votiva con la statuetta della Santa. La zona le venne dedicata per volontà di due partigiani che, rifugiatisi proprio in quel punto per salvarsi la vita,  si erano affidati a lei in quel momento di difficoltà. In basso a sinistra è visibile la frazione “Campi”, raggiungibile da un sentiero non segnalato.  

Si segue ancora la strada sterrata che prosegue in un bosco di lecci per un tratto non troppo lungo e si arriva in località Entrà - il cui toponimo deriva dal fatto che solo qui anticamente terminavano le terre coltivate e si entrava nel bosco.

Da qui parte il giro ad anello che conduce alla Neviera grande. Le scelte sono due: la prima è prendere il sentiero sulla sinistra e fare il giro panoramico, un po’ più lungo ma meno ripido dell’altro, la seconda è imboccare il giro ad anello partendo da destra e di raggiungere, in meno tempo ma su una parte di mulattiera più ripida, la Neviera. 

Si consiglia di fare il giro panoramico all’andata, per diluire un po’ la salita, poiché alle spalle si avrà già qualche ora di salita e 

c’è ancora un po’ di strada da percorrere. In questo tratto purtroppo la mulattiera non è più conservata, a causa della “barbara” abitudine di percorrere il tragitto con le moto da cross. Nonostante ciò sarà possibile osservare un panorama mozzafiato. 

Dopo un’ora circa, una salita a tratti ripida e una vista incredibile, s’incontrerà il cartello che segnala la direzione da prendere per raggiungere la Neviera grande. Ancora pochi metri e si sarà raggiunta la meta, in un bellissimo bosco in cui si potrà, oltre studiare la curiosa e affascinate costruzione in pietra della Neviera, riposare all’ombra dei castagni. 

Per riprendere il sentiero e concludere il giro basterà ripercorre il breve tratto nel bosco per raggiungere il cartello che indicava la direzione della Neviera. Proseguendo si arriva in uno spiazzo in terra battua, da cui seguendo le indicazioni (sulla destra) si riprenderà la mulattiera, in quel punto molto rovinata, che attraversa la zona detta Valletta e in seguito il “Vallon du Marco o Messeu Luisa”. 

La discesa, alquanto ripida ma non difficoltosa, condurrà in circa trenta minuti alla fine del giro ad anello, presso la località Entrà, dove si termina il sentiero. Nell’ultimo tratto di percorso è da segnalare un tratto di sentiero molto rovinato. In questa zona c‘è la possibilità che non ci sia copertura di rete per i cellulari quindi, in brevi tratti di mulattiera si potrebbe rimanere isolati. Dalla località Entrà basterà ripercorrere a ritroso lo stradone già percorso fino all’Albareo, da cui parte il sentiero segnalato che conduce nuovamente a Taggia. 

Testo e Fotografie Fabio Catalano
 



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